Intanto sappi che L'AI non ti sostituirà, ma ti permetterà di essere una versione migliore di te stesso. Chi la userà bene avrà un vantaggio competitivo su chi continua a lavorare come ha sempre fatto.
Il 2023 è stato l'anno delle promesse, il 2024 è l'anno dello hype.
E il 2025? Sarà finalmente l'anno in cui vedremo chi può davvero trasformare il potenziale dell'AI in valore concreto.
Guardandomi intorno, vedo un pattern interessante.
L'anno scorso, mentre alcune aziende investivano grandi somme in progetti AI, la maggior parte si è limitata comunque a sperimentare senza una vera strategia, collezionando più demo che risultati concreti.
Qui in Italia la situazione è stata ancora più interessante (per non dire frustrante).
Mentre aspettavamo chiarimenti normativi e linee guida precise, la maggior parte delle aziende si è limitata a qualche timida sperimentazione con Copilot e ChatGPT.
That's it. Niente di più.
Ora, prima di condividerti la mia visione su quello che succederà nel 2025, facciamo un giro tra i protagonisti del settore.
Partiamo da Sam Altman, CEO di OpenAI, dato che è super ottimista.
Secondo lui, nel 2025 raggiungeremo l'AGI (Artificial General Intelligence) e vedremo i primi agenti AI lavorare fianco a fianco con noi.
Ma sottofondo c'è un piccolo dettaglio che Sam dimentica di menzionare.
OpenAI sta bruciando qualcosa come 700.000$ AL GIORNO solo per tenere ChatGPT online e gli utenti PRO, quelli che spendono 200 euro al mese, stanno utilizzando il servizio molto più intensamente di quanto l'azienda avesse previsto.
E sai qual è la parte più divertente? OpenAI è ancora una società non profit. Giustamente, trasformarla in profit non sarà proprio una passeggiata nel parco.
Anche perché non è solo questione di cambiare due righe nello statuto.
Parliamo di ristrutturare l'intera organizzazione, rinegoziare tutti i contratti e affrontare una marea di controlli da enti come IRS e SEC che vorranno esaminare ogni minimo dettaglio.
Diciamo che non sarà un processo veloce.
Forse ora capisci perché quei 100 miliardi che Musk ha messo sul tavolo per acquistarla, non sono poi così pochi come si pensa.
Dall'altra parte abbiamo Linus Torvalds che ha una visione completamente diversa del mondo.
Secondo lui, l'AI attuale è "90% marketing e 10% realtà". Quindi lui preferisce aspettare che passi il cosiddetto hype per vedere chi rimarrà veramente in gioco.
E poi c'è Scott Belsky con una previsione interessante: secondo lui nel 2025 chiunque potrà sviluppare software, anche senza saper programmare.
La comunità di HuggingFace offre una prospettiva più cauta: in un recente articolo sulle previsioni per il 2025, identifica come tendenza principale la crescita di un sentimento anti-AI.
E, guardando alle crescenti preoccupazioni sulla privacy e l'impatto sociale dell'AI, forse non hanno tutti i torti.
Il keynote di Jensen Huang al CES 2025 segna l'inizio di una nuova era. Il CEO di NVIDIA ha delineato l'evoluzione dell'AI in quattro fasi distinte:
- 2012-2020 Perception AI - L'era in cui l'AI ha imparato a comprendere immagini, linguaggio e testo.
- 2021-2023 Generative AI - Quando l'AI ha iniziato a creare contenuti: testi, immagini, musica e codice.
- 2025 Agentic AI - L'era attuale, dove l'AI diventa un agente, capace di eseguire compiti e prendere decisioni autonomamente.
- Futuro // Physical AI - La prossima frontiera, quando l'AI controllerà robot e dispositivi nel mondo reale

Ora.
Nonostante queste visioni contrastanti, ci sono alcuni punti su cui la maggior parte degli esperti concorda.
Le capacità dell'AI continueranno a migliorare significativamente.
Non solo il progresso non rallenta, ma vediamo nuovi modelli e funzionalità emergere quasi ogni settimana.
Tuttavia, esiste ancora un gap significativo tra utenti esperti e utenti occasionali.
Mentre i primi usano l'AI per trasformare radicalmente il loro modo di lavorare, la maggior parte delle persone sta ancora sperimentando con gli strumenti di base, tipo ChatGPT.
Da un lato, le aziende accedono già a vari strumenti AI tramite licenze che poi distribuiscono ai dipendenti, ma dall'altro lato manca ancora una vera strategia di adozione.
La formazione del personale rimane una sfida critica.
siamo tutti fermi su un plateau, sappiamo che l'AI può fare molto ma non sappiamo come sfruttarla davvero
Ed è come avere un abbonamento in palestra senza un personal trainer dedicato.
E qui speaker e formatori, mettetevi comodi perché questo sarà il vostro momento d'oro.
Quindi, cosa possiamo aspettarci concretamente nel 2025?
Ecco le mie previsioni principali:
Gli agenti AI specializzati diventeranno realtà. Andremo oltre ChatGPT.
Vedremo agenti AI costruiti per eseguire task specifici, capaci di lavorare quasi autonomamente nella loro area di competenza.
Framework come Dify, Flowise, Langchain, Pydantic, Bedrock, CrewAI, Autogen, Vertex AI, Lindy, per nominarne alcuni, in combinazione con vari strumenti RAG, stanno già andando in quella direzione.
Ma c'è di più: questi agenti potranno essere orchestrati e comunicare tra loro, creando una rete di esperti AI che lavorano insieme per risolvere problemi complessi.
Per gli sviluppatori e i system integrator con competenze in Python, data scientist e piccole startup questo scenario aprirà un mondo di opportunità senza precedenti.
Chi sa orchestrare questi strumenti avrà un vantaggio competitivo enorme.
Il settore medico e la ricerca biologica saranno probabilmente i primi a vedere benefici concreti da questa evoluzione.
Anche i content creator potranno finalmente liberare la loro creatività, delegando agli agenti AI le attività più ripetitive.
E poi c'è la carta dell'open source, che sta per ridefinire completamente le regole del gioco.
L’open source democratizzerà l’accesso all’intelligenza artificiale e forse per noi Europei che siamo solo consumatori, è un bene.
Interessante notare come questo scenario fosse già stato previsto in un memo interno di Google, comparso su Discord qualche anno fa.
Quel documento conteneva un avvertimento chiaro 👇
se un modello open source, sviluppato con pochi milioni di dollari, avesse eguagliato le prestazioni dei modelli proprietari, nessuna azienda sarebbe stata al sicuro
Al sicuro da cosa? Beh, semplice, al sicuro dal rischio di vedere il proprio vantaggio competitivo evaporare in pochi mesi.
Per anni, il mercato dell'AI è stato un club esclusivo, un oligopolio di aziende americane con budget astronomici per lo sviluppo e l'implementazione.
Noi europei eravamo relegati al ruolo di semplici consumatori e fornitori di dati per addestrare i loro modelli, una sorta di tecnofeudalismo moderno come sottolinea brillantemente Yanis Varoufakis nel suo ultimo libro 👇

Non sorprende che l'Europa sia stata la prima a creare politiche di regolamentazione come l'AI Act.
Ma, come ha sottolineato questa settimana J.D. Vance durante il Summit AI di Parigi, limitarsi a regolamentare non è sufficiente per innovare.
Anzi, l'eccesso di regole rischia di soffocare l'innovazione europea.
Intanto la rivoluzione è già in corso, che ci piaccia o meno.
I cinesi hanno appena rilasciato un nuovo modello LLM open source che compete direttamente con GPT-o1, e la reazione del mercato non si è fatta attendere.
Non è passato molto tempo prima che le aziende trasformassero l'hype intorno a questo modello in un'opportunità di business.
Perplexity ha integrato il nuovo modello DeepSeek nel suo tier Pro, mentre OpenAI ha risposto rendendo GPT-o1 e o3 disponibile a tutti, abbandonando il modello che lo riservava agli utenti PRO disposti a pagare 200 euro al mese.

Senza il rilascio di DeepSeek, dubito che OpenAI l’avrebbe fatto. Più probabile sono addirittura un po’ frustrati. Ma questo fa parte del gioco.
HuggingFace ha stretto un'alleanza strategica con Dell per distribuire DeepSeek, mentre Microsoft, partner principale di OpenAI, l'ha integrato nella sua offerta Azure AI.
È probabile che lo vedremo presto integrato in Copilot.
E questo è solo l'inizio.
Se questo modello fosse stato proprietario, oggi saremmo ancora tutti vincolati agli abbonamenti premium di un cerchio ristretto di fornitori.
Invece, questa svolta verso l'open source sta innescando un effetto domino nel mercato.
Le aziende ora sono costrette a competere non solo sul prezzo, ma anche sulla qualità e l'innovazione.

Il risultato? Più modelli specializzati, più integrazioni e soprattutto, prezzi più accessibili.
E non è tutto: DeepSeek ha alzato ulteriormente l’asticella con Janus-Pro, il loro nuovo modello open source per la generazione di immagini disponibile già su HuggingFace.
Qui ovviamente l’intento è quello di sfidare direttamente i giganti DALL-E e Midjourney.
Finalmente noi Europei possiamo entrare nel gioco da protagonisti, non più solo come consumatori passivi delle soluzioni Big Tech.
Poi, certo, resta da vedere quanto saremo capaci di cogliere questa opportunità, considerando le nostre politiche di innovazione non sempre favorevoli e una burocrazia che spesso rallenta il progresso.
Ma forse la parte più interessante di tutta questa storia deve ancora arrivare.
Ora. Che conclusioni possiamo trarre da tutte queste prospettive?
Innanzitutto, il 2025 sarà l'anno in cui l'AI passerà dalla fase sperimentale alle implementazioni concrete nel business.
Questo lo vedremmo nelle piccole realtà perché spesso le aziende più piccole sono le più flessibili e meno burocratiche.
In secondo luogo, il successo dipenderà più dalla strategia di adozione che dalla tecnologia in sé.
E come spesso accade, la verità sta più probabilmente da qualche parte nel mezzo — tra la visione rivoluzionaria di Sam Altman e il pragmatismo di Torvalds.
Anche se la superintelligenza, AGI, probabilmente rimarrà un orizzonte lontano, avremo finalmente a disposizione strumenti AI sufficientemente maturi per trasformare concretamente il nostro modo di lavorare.
E tu? Come vedi questa transizione verso l'implementazione pratica? Quali opportunità o sfide prevedi?