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Buoni, cattivi… o solo addomesticati?

Se credi di essere buono, potresti essere solo addomesticato. Vuoi scoprire da chi?

Illustrazione in stile supereroe di Nietzsche con mantello rosso, occhiali e baffi, simbolo S sul petto.

Ogni volta che vado in vacanza, mi piace scegliere di leggere qualcosa che mi mette scomodo.

Dopotutto, la comodità non è mai stata un mio obiettivo quando si tratta di nutrire la mente.

Così, quest'estate ho deciso di rivisitare Nietzsche.

E come ogni volta che torno ai suoi testi, mi ritrovo a fare i conti con idee che scuotono le fondamenta di ciò che diamo per scontato.

Leggere Nietzsche non è mai un'esperienza rilassante.

I suoi scritti sono densi, compressi, con più idee in una singola frase di quante molti libri riescano a contenere in interi capitoli.

Questa volta mi sono immerso in due dei suoi libri più destabilizzanti: Al di là del bene e del male e Genealogia della morale. [Nota: Io l'ho letto in inglese, ma ti lascio i link alle versioni in italiano per chi fosse interessato.]

So già cosa stai pensando.

Nietzsche? Troppo difficile. Troppo denso. Non fa per me.

E ti capisco.

La prima volta che l'ho letto, mi sono sentito come se stessi cercando di scalare una montagna ripida senza attrezzatura.

Per questo voglio provare a spiegarti in parole semplici alcune delle sue idee più provocatorie.

Non per convincerti necessariamente a leggere uno dei suoi mattoni in un'era di Instagram o TikTok, ma per farti vedere come questo filosofo possa illuminare aspetti della nostra vita quotidiana che magari diamo per scontato.

Quello che segue è un riassunto delle idee più importanti, anche se, per questioni di spazio e tempo, non sono tutte.

Devo essere onesto, ho preso con le pinze i punti chiave e cercato di semplificare il più possibile. Sta a te approfondire laddove pensi sia opportuno.

La grande battaglia morale

Esistono due tipi di morale che stanno alla base di ciò che oggi chiamiamo bene e male.

Il primo tipo è la morale dei padroni. Questa morale viene dalle persone forti, dai nobili, dagli aristocratici.

Per loro, buono non era un concetto astratto, ma significava semplicemente ciò che erano loro stessi: forti, nobili, coraggiosi, belli.

Per contrasto, cattivo era ciò che non erano loro: debole, comune, spregevole, ordinario.

Il secondo tipo è la morale degli schiavi, che nasce tra i deboli, gli oppressi, coloro che non hanno potere. Cioè, la gente comune.

La gente comune non definisce il bene partendo da sé come fanno i nobili, ma inventa l'idea di male come reazione ai potenti.

Per le persone comuni, il male diventa tutto ciò che facevano i padroni: potere, orgoglio, indipendenza.

Il bene finisce così per essere il contrario: umiltà, gentilezza, obbedienza, pazienza nella sofferenza e così via.

In pratica, il comportamento della gente comune.

La conclusione a cui arriva Nietzsche è semplice ma abbastanza destabilizzante: la morale degli schiavi ha vinto.

Il nostro sistema morale attuale si basa sui valori promossi dai deboli: modestia, empatia, pazienza, rifiuto dell'aggressività, l'idea che sei virtuoso se sopporti e soffri.

Tutte queste cose oggi sono considerate qualità, mentre temi come potere, individualismo, orgoglio o ambizione vengono visti in modo piuttosto negativo.

Ma questa vittoria non è avvenuta con la forza (i deboli non l'avevano).

È avvenuta attraverso un ribaltamento dei valori, quello che Nietzsche chiama "la rivolta degli schiavi nella morale".

La società, tramite questo tipo di morale, ha addomesticato l'uomo, rendendolo docile, prevedibile, disciplinato, ma anche debolefrustrato e privo di creatività.

E questo è un grande inganno, perché la morale non è caduta dal cielo, è sempre stata una questione di prospettiva, di potere, di interessi.

Nietzsche ci mostra che la morale è un prodotto storico, nato da condizioni specifiche, da lotte di potere, da negoziazioni sociali, (da un contratto sociale, Direbbe Jean-Jacques Rousseau)

In sostanza, viviamo, pensiamo e giudichiamo secondo una morale che è uscita vincitrice da una lotta di valori, ma che non è né eterna né universalmente valida.

È solo una delle possibili versioni.

Oltre il bene e il male

Qui Nietzsche ci invita a guardare oltre alla moralità convenzionale, a diventare quello che lui chiama "spiriti liberi".

Ma cosa significa essere uno spirito libero? Non è solo un ribelle che dice no a tutto?

Assolutamente no! Essere ribelli e ignoranti non cambia nulla.

Gli spiriti liberi sono coloro che hanno il coraggio di mettere in discussione tutto, inclusi i propri credo, i tabù della società e persino i valori personali.

Lo spirito libero, colui che Nietzsche vede come precursore dell'Übermensch (il superuomo), è una persona che pensa in modo autonomo.

Non si conforma a nessun gruppo, non si accontenta di sostituire un dogma con un altro, non aspira a vivere nella comodità e non segue il gregge.

In un certo senso, lo spirito libero possiede un proprio compasso morale interno, segue principi che ha forgiato personalmente, i quali possono, a volte, divergere dai principi universali che la maggioranza segue ciecamente.

Ora, una cosa interessante: questa libertà non è facile da portare sulle proprie spalle. Lo spirito libero sarà sempre visto con sospetto, come un estraneo tra gli altri.

Non appartenendo a nessuna tribù di pensiero, si ritrova inevitabilmente a confrontarsi con una peculiare forma di solitudine.

Insomma, remare contro il gregge ha i suoi costi.

I filosofi sono davvero neutrali?

Un'altra cosa che Nietzsche attacca con forza è la presunta obiettività dei filosofi.

Secondo lui, i grandi filosofi non sono affatto quelli che pretendono di essere.

Ogni sistema filosofico, da Platone fino a Kant, è costruito più su istinti personali, desideri, paure e temperamenti più che su una vera ricerca imparziale.

In pratica, ogni filosofo si crea una teoria del mondo che giustifica ciò che lui stesso sente, non ciò che è realmente là fuori.

Mi ha fatto riflettere quando Nietzsche dice che la filosofia non è "amore della saggezza", ma una "confessione mascherata", una specie di autobiografia nascosta.

Il filosofo non può mai uscire veramente dalla propria soggettività, per quanto ci provi.

E poi c'è questa idea provocatoria: la verità stessa non è necessariamente desiderabile.

I filosofi spesso danno per scontato che la verità sia sempre qualcosa di positivo, ma Nietzsche si chiede ripetutamente: perché non dovremmo preferire, invece, l'illusione?

Forse certe illusioni sono vitali per noi. Forse una bella bugia che ci fa progredire vale più di una verità deprimente che ci paralizza.

Il punto non è trovare la verità, ma capire quali verità contribuiscono alla nostra crescita come individui, quali ci rendono più forti anziché immobilizzarci nella paura.

Infine, forse, nella maggior parte dei casi, è meglio vivere con qualche illusione sana piuttosto che con una verità che distrugge tutto.

La morale come prodotto storico

Uno degli aspetti più rivoluzionari del pensiero di Nietzsche è il modo in cui tratta la morale.

La morale non è qualcosa di eterno o divino, ma un fenomeno storico e naturale.

Diversi popoli e culture hanno avuto sistemi morali completamente diversi.

Ciò che era virtù in una parte del mondo, in un'altra poteva essere visto come un crimine.

In realtà, la morale è il prodotto di condizioni sociali, biologiche e psicologiche specifiche, e cambia con il contesto.

Ciò che consideriamo buono o cattivo di solito non si basa sulla ragione pura, ma su istinti, bisogni, interessi di gruppo o persino malattie di una particolare società.

Secondo Nietzsche, non ci sono risposte morali pure: tutto è negoziazione, adattamento e, a volte, pura convenzione nata dalla lotta per il potere.

Chi è più intelligente?

Nietzsche fa una distinzione interessante tra lo studioso, il ricercatore accademico e lo spirito libero.

Gli studiosi sono lavoratori intellettuali diligenti, ma troppo specializzati in ambiti sempre più ristretti.

Sono persone orientate ai fatti e ai dettagli, ma imprigionate dal metodo e dalla disciplina imposta dalla scienza.

Lui ironizza sull'idea che questi studiosi siano superiori alle persone comuni solo perché sanno molte cose o perché lavorano mentalmente giorno e notte.

Ed è una critica che ho trovato anche leggendo Nassim Taleb.

Per esempio, Taleb chiama questi accademici "intellectual yet idiot", intellettuali eppure idioti. Persone che sanno tanto di poco, ma non riescono a collegare quello che studiano con il mondo reale.

Per Nietzsche, la vera creazione e innovazione non vengono dagli studiosi, ma da quelle menti capaci di vedere oltre i dati, di pensare in modo ampio, di attraversare le discipline e di mettere in discussione i fondamenti stessi della conoscenza.

Secondo lui, lo studioso non fa altro che lavorare come una formica, sa sempre più su sempre meno, ma non ha il potere di creare nuovi valori o di pensare su larga scala.

La loro mancanza di ribellione, di coraggio di infrangere le barriere e di mettere in discussione le tradizioni li squalifica come veri innovatori.

Nietzsche preferisce chi pensa liberamente, chi non teme di essere frainteso o isolato per le proprie idee.

Ovvero, lo spirito libero, l'Übermensch!

Le nostre virtù sono davvero nobili?

Un'ultima riflessione provocatoria di Nietzsche riguarda le virtù che noi moderni veneriamo quasi religiosamente.

Lui mette in discussione concetti che diamo per scontati come: verità, compassione, giustizia, altruismo, modestia.

E ci mostra come queste presunte virtù potrebbero non essere così nobili come pensiamo.

In realtà, secondo Nietzsche, potrebbero essere solo forme raffinate di debolezza, maschere eleganti per la paura, il conformismo o il risentimento.

Dietro queste virtù non c'è sempre una scelta libera e consapevole.

Più spesso ci sono l'abitudine, la paura del conflitto, il disperato desiderio di essere accettati o un profondo bisogno di sicurezza.

Prendiamo ad esempio ciò che pomposamente chiamiamo "amore per la verità".

Nelle parole di Nietzsche potrebbe essere semplicemente mancanza di coraggio.

Secondo lui, preferiamo restare comodamente seduti sul divano delle nostre certezze, anziché intraprendere una vera e scomoda campagna alla ricerca di ciò che è autentico.

Qual è allora il messaggio di Nietzsche?

Forse è questo: la morale non è né eterna né universalmente valida. È solo una delle possibili versioni, quella che è uscita vincitrice da una lotta di valori.

La società moderna, attraverso la morale degli schiavi, ha addomesticato l'uomo, rendendolo docile, prevedibile, disciplinato. Ma l'ha anche reso debole, frustrato e privo di creatività.

La vera forza oggi sta nel riconoscere questa dinamica e nel chiedersi: sto vivendo secondo valori che ho scelto io o secondo valori che ho ereditato senza mai metterli in discussione?

Perché, alla fine, non esiste una morale giusta per tutti.

Esistono solo morali che affermano o negano la vita, che liberano o imprigionano.

Ora sta a te decidere a quale morale aderire, o meglio, a quale club esclusivo iscriverti.

E tu, di quale morale sei prigioniero senza saperlo?

Stammi bene!