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Hai scelto di essere infelice?

Forse non ti manca la felicità… ti manca il coraggio di sceglierla.

Illustrazione di una persona che indossa una maschera triste, simbolo di infelicità e scelte personali.

Sei sicuro che la tua infelicità non sia una scelta?

O ti sei mai chiesto perché alcuni trovano la felicità mentre altri restano bloccati?

Ho appena letto  Il coraggio di essere felici, un libro che ribalta le nostre idee su relazioni e scelte di vita.

Ecco i punti che mi hanno fatto davvero riflettere

L'essenza del Libro

La filosofia di Adler si distingue nettamente da altre scuole psicologiche per il suo rifiuto del determinismo.

La premessa fondamentale è semplice: non siamo determinati dagli eventi passati, ma siamo noi stessi a determinare le nostre vite in base al significato che diamo a tali eventi.

Contrariamente a quanto sostiene Freud, non viviamo in un mondo oggettivo guidato da pulsioni inconsce, ma in un mondo soggettivo al quale noi stessi abbiamo dato significato.

Questa visione ribalta completamente la narrativa comune sul potere del passato.

Secondo Adler, il passato non esiste in senso fondamentale. Il passato è una storia che continuamente riscriviamo. 

Ciascuno di noi, a livello personale, seleziona e valorizza solo i ricordi che supportano le nostre convinzioni attuali, mentre tendiamo a ignorare o minimizzare quelli che contraddicono la nostra visione del mondo. 

Non è il passato a determinare chi siamo, ma il significato che scegliamo di dargli.

La felicita

Secondo la psicologia adleriana, siamo felici quando percepiamo di contribuire e avere un valore per gli altri.

E qui non si parla di accumulare successi o inseguire piaceri personali, ma di sentire che la nostra esistenza ha valore per gli altri.

Da questa prospettiva, Adler arriva a una conclusione radicale: tutti i problemi umani sono problemi di relazioni interpersonali. Allo stesso modo, tutta la gioia autentica nasce dalle relazioni interpersonali.

In isolamento totale, non potrebbero esistere né problemi né gioie.

Nelle relazioni, soprattutto in amore, la felicità non si costruisce né inseguendo soltanto la propria soddisfazione personale, né annullandosi per la felicità dell’altro.

La vera felicità prende forma quando ci si concentra sul benessere condiviso, sulla felicità del “noi” come unità.

Il senso di inferiorità e la comunità

Secondo Adler, tutti gli esseri umani sperimentano sentimenti di inferiorità fin dall'infanzia.

Questo non è patologico, ma è abbastanza naturale e nasce dal divario tra ciò che vogliamo fare (la nostra mente) e ciò che possiamo fare (il nostro corpo).

La civiltà stessa è un prodotto del bisogno di compensare la debolezza biologica umana, e la storia dell'umanità è la storia del trionfo sull'inferiorità.

A causa della nostra debolezza innata, creiamo comunità e viviamo in relazioni di cooperazione.

L'isolamento è la cosa più spaventosa per gli esseri umani, perché va contro la nostra natura sociale.

Tutti possediamo un sentimento di comunità intrinseco, profondamente legato all'identità umana.

I compiti di vita

Adler ha identificato tre compiti fondamentali che ogni individuo deve affrontare per vivere in società: il compito del lavoro, il compito dell'amicizia e il compito dell'amore.

Questi non sono obiettivi isolati, ma compiti di relazioni interpersonali.

Il lavoro, ad esempio, non è solo un mezzo per guadagnare, ma un contributo alla comunità.

Allo stesso modo, non coltivare l'amicizia impedisce di trovare un posto nella comunità.

Il valore di una persona non è deciso dal tipo di lavoro che svolge, ma dall'atteggiamento con cui lo intraprende.

Vivere, lavorare e costruire la società diventano così elementi inseparabili della nostra esistenza.

I 5 stadi del comportamento problematico

Secondo Adler, quando un individuo cerca di assicurarsi un posto speciale nella comunità ma non riesce a farlo in modo costruttivo, attraversa questi cinque stadi progressivi:

  1. Ricerca di ammirazione: L'individuo cerca di essere notato e apprezzato per le proprie qualità o successi, cercando conferme esterne.
  2. Richiesta di attenzione: Quando l'ammirazione non arriva, l'individuo intensifica i suoi sforzi, facendo qualsiasi cosa (anche comportamenti negativi) pur di non essere ignorato.
  3. Lotte di potere: Frustrato dai tentativi precedenti, l'individuo inizia a sfidare apertamente gli altri, cercando di dimostrare la propria superiorità o di controllare le situazioni e le relazioni.
  4. Desiderio di vendetta: L'escalation continua, e l'individuo ora vuole far pagare agli altri il mancato riconoscimento, cercando di ferire chi percepisce come responsabile della sua insoddisfazione.
  5. Ostentazione di incapacità: Come strategia finale, l'individuo arriva a mostrare deliberatamente la propria inadeguatezza (non posso farcela), per evitare responsabilità e giustificare i propri fallimenti, ottenendo così attenzione e assistenza.

L'amore

Uno degli aspetti più interessanti della psicologia adleriana è la sua visione dell'amore come un compito condiviso.

Attraverso l'amore, due persone costruiscono insieme una vita felice.

Secondo Adler, l'amore porta felicità perché ci libera dall'egocentrismo.

Ci permette di spostare il focus dalla nostra vita individuale a una vita condivisa con un'altra persona.

In questo partnership, l'obiettivo non dovrebbe essere né la propria felicità personale né esclusivamente quella dell'altro, ma la felicità della coppia come unità (ovvero noi).

Solo così possiamo superare il nostro egocentrismo e raggiungere una vera maturità emotiva.

L'amore, quindi, rappresenta un passo verso l'autonomia e la maturità adulta.

Ed è proprio attraverso l'amore verso gli altri che completiamo il nostro sviluppo come persone. 

Non dobbiamo aspettare passivamente di essere amati o che il destino ci porti la persona giusta.

Dobbiamo scegliere di amare attivamente. Ecco perché amare è così difficile.

Molte persone si aggrappano all'idea dell'anima gemella come a una via di fuga, concentrandosi ossessivamente sulla ricerca del partner perfetto, e così evitano di confrontarsi con le vere scelte di vita che dovrebbero affrontare.

Il matrimonio non consiste nel trovare la persona perfetta, ma nel decidere che stile di vita vogliamo costruire.

Il partner potrebbe essere, in teoria, chiunque condivida questa visione.

L'amore e il matrimonio sono come una danza tra due persone, concentrata sulla felicità del momento presente.

Il destino della relazione sarà tracciato attraverso questa danza quotidiana.

L'amore è, in definitiva, un atto di fede o, come lo definisce Adler, un atto di coraggio.

Prima di chiudere...

Se sei arrivato fin qui, grazie per aver dedicato tempo alla lettura di questo articolo.

La domanda che ti lascio è questa: e se tutte le tue lotte, tutti i tuoi problemi, non fossero realmente legati al tuo passato o alla tua personalità, ma semplicemente al modo in cui hai scelto (inconsciamente) di interpretare il mondo e le relazioni?

E se potessi cambiare questa interpretazione? Avresti il coraggio?

P.S. se questo libro ti ha interessato, ti consiglio anche Il coraggio di non piacere, dello stesso autore, che introduce i concetti base della psicologia adleriana .

Dalla vittima al protagonista: Il coraggio di non piacere
Un libro che ispira a superare il bisogno di approvazione e a riscoprire il coraggio di essere autentici.