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5 min di lettura Cibo per la mente

L'ombra che hai chiuso a chiave in cantina

Si chiama individuazione. E non ha niente a che fare con l'essere più produttivi

L'uomo che tiene la chiave della propria ombra

C'è una versione di te che non hai mai conosciuto. Non perché non esista, ma perché l'hai chiusa in cantina con le tue stesse mani, anni fa, e hai buttato la chiave.

Il problema è che quella versione non se n'è mai andata. È ancora lì sotto. E ogni tanto bussa.

Jung la chiamava ombra. E prima di andare avanti, c'è una cosa che devi accettare, altrimenti puoi anche fermarti qui.

NON esiste neutralità psichica.

In altre parole, non esiste un momento in cui non c'è nessuno al comando dentro di te. La sedia del capitano non resta mai vuota. Se non ti ci siedi tu, ci si siede qualcun altro.

Questo vuol dire che sarai sempre governato da qualcosa. Non c'è neanche molta differenza tra essere governati o essere posseduti.

E qui temo che, se non sei tu a scegliere consapevolmente il tuo padrone, sarà il tuo inconscio a farlo per te.

E credimi.

Se lasci che sia il mostro nello scantinato a guidare la macchina mentre tu dormi, ti ritroverai in così tanti problemi da non potertelo nemmeno immaginare.

Il punto è che non diventerai un problema solo per te stesso. Diventerai un problema per tutti coloro che incroci sulla tua strada.

E bisogna togliere subito un malinteso di mezzo. Non confondere questo lavoro con il self improvement, e neanche con la versione migliore di te stesso. Non stiamo parlando di produttività qui. Quello è un tema per un altro articolo.

Non serve a renderti migliore secondo gli standard della società. Assolutamente NO.

Serve a raccogliere tutti i tuoi pezzi di lego sparsi per la stanza e assemblarli in qualcosa che regge in piedi. Non perfetto, ma tuo.

Quello che stiamo facendo qui si chiama individuazione.

La maggior parte delle persone vive già intrappolata in una performance teatrale.

Sono quelle persone che passano la vita a lucidare quella maschera sociale che costruisci per compiacere qualcun altro.

Per esempio il capo, i genitori, gli amici. La società.

A questo punto uno potrebbe chiedersi, ma scusa, è necessaria questa maschera? Certo. Lo è.

Senza questa maschera non potremmo interagire, almeno che tu non decida di andare a vivere sotto una pietra. In fondo, tutti i problemi umani sono problemi di relazioni interpersonali.

La maschera infatti non è il nemico. Ti serve per sorridere a un collega che ti sta sui maroni, per dire tutto bene quando in realtà stai affondando, o anche semplicemente per restare educato con il tuo cognato durante la cena di Natale.

Il problema non è indossarla. Il problema è dimenticarti che sei tu quello che l'ha indossata.

Ma il vero disastro accade quando ti identifichi con la maschera. Quando credi di essere il tuo biglietto da visita.

Lì inizi a soffocare. Lì arriva il burnout, che non è altro che la tua anima che prende a calci la porta perché non ne può più di recitare una parte scritta da qualcun altro.

Quando succede questo? beh, dipende.

A qualcuno capita durante gli anni dell'adolescenza, dopo un conflitto con i genitori. Ad altri a 30 anni, quando si rendono conto che il cosiddetto lavoro sicuro li sta uccidendo dentro. Per altri a 50, dopo vent'anni passati a essere il bravo marito/la brava moglie/il bravo dipendente.

Per altri ancora dopo un lutto, una separazione, o quando i figli lasciano casa.

Ed è proprio in quel momento di vuoto, quando la maschera cade, che ti si presentano due scelte.

Puoi correre a costruirne un'altra ancora più resistente. Oppure puoi fare qualcosa di completamente diverso.

Puoi smettere di essere un bravo attore o una brava attrice e iniziare a guardare cosa c'è dietro le quinte.

E lì, dietro le quinte, la trovi di nuovo. Quella versione di te che hai chiuso in cantina. La tua ombra.

In altre parole, tutto quello che hai respinto perché non andava bene. La rabbia, l'invidia, l'aggressività, il desiderio di potere, la pigrizia o qualsiasi altra cosa inconfessabile, quella cosa che hai appena pensato ma che non scriveresti mai qui 👉 ………… (Sì, proprio quella. Quella che ti fa vergognare solo a pensarci.)

Sostanzialmente, tutto ciò che hai seppellito per essere accettabile.

E attenzione, perché nell'ombra ci finisce anche la tua parte buona che ti hanno insegnato a non mostrare. L'ambizione che ti hanno detto essere arroganza. La sensualità che ti hanno detto essere volgarità. La creatività che ti hanno detto essere una perdita di tempo.

Il problema è che l'ombra non scompare mai. Si accumula. E lo fa più o meno come l'interesse composto. Il punto è che in questo caso l'interesse composto ti rema contro. E quando rema contro, ti distrugge.

Da un lato la società ti dice di nasconderla. Dall'altro, Jung ti dice di guardala in faccia.

Integrare l'ombra non significa diventare cattivi. E non significa nemmeno castrarla per renderla accettabile.

Significa iniziare a conoscere l'animale selvatico che vive dentro di te, addomesticarlo QUANTO BASTA per non essere posseduto da lui, ma lasciarlo abbastanza feroce da poterlo scatenare quando serve.

La società vuole addomesticare il tuo animale fino a renderlo un cagnolino passivo, un essere programmato, che abbaia solo quando gli dicono di abbaiare.

Buoni, cattivi… o solo addomesticati?
Se credi di essere buono, potresti essere solo addomesticato. Vuoi scoprire da chi?

L'individuazione invece è tenere la tigre nella gabbia, ma con la chiave in mano. Non per compiacere nessuno, ma perché SEI TU a decidere quando aprire quella porta.

Ed è qui che sta la differenza. Tra essere posseduto dalla tua ombra ed essere in grado di usarla consapevolmente quando serve.

Ma per fare questo devi essere disposto a pagare un prezzo.

Devi abbandonare la sicurezza di ciò che conosci (L'ORDINE), e mettere un piede nel terreno di ciò che non conosci (IL CAOS).

Ed è lì, su quel confine sottile, che avviene la trasformazione.

Si tratta della capacità di stare in equilibrio su quel filo tra ordine e caos e, mentre lo fai, avere il coraggio di recuperare i pezzi sparsi di te stesso.

Quali pezzi?

Quelli che hai nascosto. Quelli che ti vergogni ad ammettere. E anche quelli che ti piacciono ma che hai seppellito perché ti hanno detto che non si fa.

Il buono, il brutto, il cattivo.

Non è un buffet dove scegli solo i piatti che ti piacciono e lasci il resto nel vassoio.

Non puoi dire:

Ok, prendo il mio lato positivo, la mia creatività, e la mia gentilezza e cosi via …

Devi accettare il pacchetto completo! Luce e ombra, forza e debolezza, angelo e bestia, quello che viene.

Quindi, la domanda che ti lascio è abbastanza semplice.

Hai il coraggio e le palle di andare in cantina ad aprire quella porta, o preferisci continuare a essere posseduto da chi credi di dover essere?

o peggio ancora, da chi gli altri vogliono che tu sia?

Stammi bene!