Vai al contenuto

Cosa hanno in comune Lenin, la Democrazia e il tuo CEO?

La democrazia non è intrinsecamente buona. Ecco perché il CEO ragiona come Lenin

Un'illustrazione in bianco e nero, con texture invecchiata, mostra un uomo barbuto che parla a un podio.

Facciamo un gioco. 

Chiudi gli occhi e pensa alla parola democrazia

Probabilmente vedi urne elettorali, diritti civili, libertà, giustizia. 

Ed è normale.

Questo perché ti hanno venduto la democrazia come un sistema moralmente superiore, retto da principi etici e valori universali. 

Una creatura diversa, pura, lontana anni luce dalle sporche dittature.

Bene. Ora però dimenticati la favoletta per un secondo.

Quello che ci dimentichiamo troppo spesso è che la democrazia non è una forma di governo intrinsecamente buona

È semplicemente un sistema con un'architettura di sopravvivenza molto specifica.

La politica, a qualsiasi livello, sia essa un’azienda o una nazione, riguarda primariamente un unico obiettivo: ottenere e mantenere il potere.

I leader sono individui motivati a fare ciò che è buono per sé stessi, non ciò che è buono per gli altri. 

A meno che… non vengano costretti, spinti e osservati costantemente. 

Forse a questo punto avrai già intuito che il vero discrimine tra una tirannia e una repubblica funzionante non risiede nella sua etichetta, ma in un unico fattore determinante: la dimensione della coalizione che regge il potere.

Se non riesci a comprendere questa geometria degli incentivi, rischi di vivere in un sistema che ha le elezioni di una democrazia, ma le politiche di una dittatura.

La dimensione è tutto

La teoria della sopravvivenza politica scompone il panorama in tre gruppi precisi:

  1. Gli Interscambiabili: Il bacino di tutti i votanti (o degli azionisti). Quelli che non contano nulla singolarmente.
  2. Gli Influenti: Quelli che hanno un peso reale.
  3. Gli Essenziali (la coalizione vincente): I pochi, pochissimi, il cui sostegno è vitale per la sopravvivenza del leader.

Ecco la pillola più dura da mandare giù.

I governi non differiscono nel tipo, ma solo nella dimensione di questi gruppi. 

Un dittatore si basa su una coalizione piccolissima (amici, generali, oligarchi). Una democrazia si basa su una coalizione vastissima.

Questo significa che, anche in democrazia, la prima regola che un leader cerca di seguire è sempre la stessa: 

Mantieni la tua coalizione vincente il più piccola possibile.

Perché? Semplice calcolo di convenienza. 

Una coalizione piccola costa meno, è più controllabile, richiede favori mirati, riduce la responsabilità pubblica e garantisce lealtà assoluta. 

Se la coalizione è ampia e contendibile, i leader devono fornire beni pubblici, sanità, scuole, diritti, etc.

E lo devono fare perché non hanno abbastanza soldi per corrompere milioni di persone singolarmente. 

Il prezzo dell'apatia (o perché è colpa tua)

l'apatia restringe la coalizione e crea disparità, la partecipazione attiva allarga il potere politico.

Ma qui entri in gioco tu. 

Allargare la coalizione è una responsabilità civica. Quindi TUA! 

Se non ti muovi il culo dal tuo divano, dal tuo comfort, dalla tua inerzia, sappi che decide sempre un gruppo ristretto.

I leader, by design, non vogliono essere responsabili. 

Vogliono meno gente possibile a cui rendere conto. Quando la maggior parte dei cittadini (gli Interscambiabili) si ritira nell'apatia, l'ago della bilancia si sposta. 

La coalizione vincente de facto si rimpicciolisce, anche se sulla carta rimaniamo una democrazia.

Il leader ora deve rendere conto solo a pochi attivi, non più a molti. 

E qui scatta un meccanismo abbastanza perverso! Praticamente le risorse pubbliche, quelle che dovevano essere per tutti, finiscono nelle tasche private dei pochi essenziali rimasti. 

Sanità, istruzione, infrastrutture? Fanculo. Meglio contratti, appalti e favori per chi conta davvero.

In questo caso si riattiva automaticamente la legge della giungla.

La ricchezza viene ridistribuita dagli inattivi (i deboli) ai fedelissimi (i forti). E i forti iniziano a divorare i deboli. 

E lo fanno con la benedizione del sistema, perché tanto chi protesta? Gli apatici sul divano?

L'ipocrisia degli aiuti esteri

Facciamo un salto di livello e applichiamo questa logica al mondo intero. 

C'è questo sentimento comune che le nostre democrazie occidentali forniscano aiuti esteri per bontà d'animo, per alleviare la povertà.

Ma qui c'è un paradosso. 

Noi, il popolo, vogliamo benzina a buon prezzo, stabilità e mercati sicuri, vogliamo servizi, smartphone e fast fashion. Vogliamo comodità, insomma. 

E vogliamo tutte queste cose più di quanto vogliamo vedere un autentico sviluppo in Nigeria, tanto per fare un esempio.

E i nostri leader lo sanno benissimo. E dato che devono rispondere a noi, per tenerci buoni, fanno esattamente ciò che vogliamo.

Cosi l'aiuto estero non è carità. È uno strumento per comprare influenza. 

Ed ecco perché aiutiamo i cattivi: perché è più economico.

Ti faccio un esempio concreto. 

Il dittatore liberiano Samuel Doe ha ricevuto oltre 500 milioni di dollari dagli Stati Uniti. In cambio, gli USA hanno ottenuto diritti di basing e appoggio strategico contro la Libia. 

Quei soldi hanno aiutato i liberiani? Nemmeno per sogno. Sono finiti dritti nelle tasche di Doe e dei suoi cronies

Ma per gli USA era un affare dato che hanno comprato la politica estera di un paese pagando solo pochi uomini.

Ora confrontalo con quello che è successo con la Turchia nel 2003. 

Gli USA volevano usare il territorio turco per invadere l'Iraq. Ma la Turchia era relativamente democratica. 

Il governo doveva rispondere a una coalizione ampia che era contraria alla guerra. 

Gli USA offrirono miliardi, ma furono respinti. Il prezzo politico per comprare una democrazia era troppo alto. 

Risultato? L'invasione fu lanciata dal Kuwait e dall'Arabia Saudita. Monarchie con coalizioni piccolissime. Facili da comprare, zero dissenso interno.

L'aiuto estero, quindi, lungi dall'alleviare la povertà, spesso crea gli incentivi politici per tenere in piedi i dittatori. 

Ti dice niente Bruxelles e l'Egitto? Somigliano un po' a questo, vero?

Perché il tuo CEO ragiona come Lenin

E per finire, se pensi che questo valga solo per la politica, guarda la tua azienda. 

Lenin aveva una regola geniale: Mantieni il tuo elettorato nominale il più grande possibile.

Infatti, introdusse il suffragio universale non per democrazia, ma perché avere una massa immensa di sostenitori interscambiabili ti permette di sostituire facilmente qualsiasi membro ribelle.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, questo modello autocratico è adottato da ogni azienda quotata in borsa. 

Ora se ci pensi,

Per sopravvivere, il CEO non deve far contenti gli azionisti (la massa). 

Deve fornire benefici privati alla sua piccola coalizione (il Consiglio di Amministrazione). 

Questo sistema di elezioni truccate (stile Lenin) unito a un consiglio compiacente è il motivo per cui vedi CEO con performance disastrose che non vengono mai licenziati. 

Nelle corporation, come nelle dittature, la sopravvivenza dipende dalla manipolazione della geometria del potere, non dal valore che crei.

Conclusioni

Se tutto questo ti ha fatto arrabbiare, o ti ha aperto gli occhi, sappi che non è soltanto farina del mio sacco. 

Ho appena finito di leggere The Dictator's Handbook di Bruce Bueno de Mesquita e Alastair Smith.

P.S. Se vuoi aggiungere alle lenti della morale anche quelle della matematica del potere, te lo consiglio. 

Ti aiuterà a vedere pattern dove prima vedevi solo cospirazioni, caos o malvagità.

E ricorda! se non partecipi al gioco, sei solo una pedina interscambiabile nel gioco di qualcun altro.

Stammi bene.