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Che cosa ho imparato da Frank Capra? (e perché dovresti leggerlo anche tu)

Le lezioni di resilienza e determinazione che Frank Capra mi ha insegnato sul percorrere quell'extra chilometro verso il successo

Frank Capra con megafono davanti a cineprese d'epoca su sfondo rosa con quadri astratti.
Odiavo essere povero. Essere un immigrato. Vivere alla giornata facendo lo strillone.

Queste sono le prime parole di Frank Capra che ho letto non appena ho aperto il libro.

E ti sarò onesto,

Prima di quel momento, Frank Capra per me era solo un nome sulla copertina di qualche vecchio film che probabilmente non faranno girare neanche su Netflix.

Eppure ho comprato la sua autobiografia per caso, dopo averla vista menzionata in una newsletter di Ben Settle.

NON e' l'unico mattone di 700 pagine che mi passa tra le mani (ne avevo già masticato uno il mese scorso)

Ma i libri densi non mi spaventano.

Anzi, ho imparato che quando qualcuno dedica 7-8 anni della propria vita a un singolo volume – come fanno Robert CaroWilliam Manchester,

di solito hai tra le mani una storia che spacca.

E quella di Capra è esattamente questo,

un mattone pieno di storia che, sorprendentemente, mi ha toccato in modo personale.

Leggendolo, mi ci sono rivisto nello specchio più di una volta.

Quel sentirsi perennemente fuori posto. 

Quel dover correre più veloce degli altri solo per arrivare a metà strada. 

E quella paura costante che basti un singolo errore per mandare tutto in frantumi.

L0 chiamano per un motivo sindrome dell'impostore. 

E credimi, lo conosco fin troppo bene - l'ho vissuto sulla mia pelle quasi ogni giorno.

Ma Capra... lui mi ha mostrato una prospettiva completamente diversa.

Prima però, come sempre, i numeri di questo mese per darti il contesto completo:

Il nome sopra il titolo.
📚 Libro Must Read
Il nome sopra il titolo
Tra sogni, successi e cadute: il racconto in prima persona del regista che ha messo il suo nome sopra il titolo.
Scopri il libro →

PS: Se te lo sei perso, puoi trovare il report di aprile qui.

📖 Il nome sopra il titolo — Frank Capra 

La storia in breve

Un ragazzino siciliano. Una valigia di cartone. E il sogno americano.

È il 1903. 

Frank Capra ha sei anni quando la sua famiglia decide di lasciare Bisacquino per l'America. Tutto quello che hanno sta in una valigia di cartone.

E poi apri il libro, e ti colpiscono subito queste parole:

Odiavo essere povero, essere un contadino e vivere alla giornata facendo lo strillone, intrappolato com’ero nello sporco ghetto siciliano di Los Angeles.

E subito dopo:

Cercai un espediente, un’occasione, come un’asta che mi catapultasse dall’altra parte della pista, dallo squallido anonimato all’agiato mondo di quelli che contano.

Che cosa ho imparato? 

Ecco qui le mie sette lezioni 

La mediocrità è una scelta, non un destino.

Capra lo ripete fino allo sfinimento: "la vera trappola non è essere poveri"

È quando ti convinci che: "questo è il massimo che posso fare."

La povertà? Quella può essere temporanea.

La mediocrità? È sempre una prigione che ti costruisci da solo.

Non aspettare che qualcuno ti dia un permesso…

...per essere chi vuoi essere.

Nessuno diede a Capra il "permesso" di diventare regista. 

Tieni conto che non aveva niente. Zero contatti. Zero esperienza. Non aveva nemmeno visto un film fino ai vent'anni.

Semplicemente decise di essere un regista. Punto.

Lo fece e basta.

Ed è questo il segreto

NON bisogna aspettare che qualcuno ti dica che sei "autorizzato" a perseguire i tuoi sogni.

Non c’è alcun bisogno di autorizzazione. 

Basta non lasciarli morire nel cassetto. 

Usa ciò che ti rende "diverso" come vantaggio.

Capra veniva deriso per il suo accento, i suoi modi da immigrato, la sua ignoranza delle norme sociali americane. 

Ma invece di nasconderli, trasformò questi elementi in punti di forza.

La sua visione "da outsider" gli permetteva di vedere l'America in un modo che gli americani stessi NON potevano.

E questa è forse la lezione più importante: le tue "debolezze" sono spesso i tuoi superpoteri nascosti. 

Devi solo imparare a usarli.

Ogni successo inizia con un fallimento. 

Prima di dirigere capolavori come "La vita è meravigliosa", aveva collezionato una lista di fallimenti. 

Praticamente produceva film che nessuno voleva vedere. 

Occasioni perse.

Porte chiuse in faccia.

Ma ogni fallimento conteneva una lezione che ha poi applicato ai suoi successi futuri. 

E sai qual è la differenza tra allora e oggi?

La gente aveva fame. Vera fame di successo. E soprattutto, sapeva una cosa che oggi tutti sembrano aver dimenticato:

Nel breve periodo, le cose fanno schifo. 

Quasi sempre.

Ma nel lungo periodo, chi resiste vince.

Oggi purtroppo, vedo solo persone che cercano di evitare il disagio. Di stare "comodi". Di non rischiare mai.

Ma come diceva Frank, "è nei momenti più bui che scopri di cosa sei fatto".

E a proposito di cosa sei fatto …

Sai qual è la parte più sorprendente?

Anche quando era all'apice del successo, Capra continuava a dubitare di sé stesso.

Ogni mattina si svegliava con lo stesso pensiero ossessivo:

"Prima o poi scopriranno che sono un impostore."

E non era la classica ansia da principiante.

Era quel mostro che vive nella testa di ogni persona di successo. Quella voce che ti sussurra: "Non meriti davvero niente di tutto questo."

Ovviamente, più successo aveva, più quella voce diventava forte.

Ma ecco la vera lezione che ho imparato da Capra: I vincenti non sono quelli che non hanno paura. 

Sono quelli che hanno imparato a trasformare quella voce e usarla come carburante per creare.

La coerenza batte il talento

Capra non si considerava un genio naturale. 

L'arma segreta non era il talento innato ma semplicemente una buona dose di disciplina.

Lavorava più ore, scriveva più sceneggiature, dirigeva più scene di chiunque altro. 

Mentre gli altri registi discutevano teorie cinematografiche nei caffè, lui era sul set a perfezionare il suo mestiere.

Ma attenzione!!

Io NON sto dicendo che dovresti ammazzarti di lavoro.

Il segreto non è lavorare fino allo sfinimento, ma trovare il giusto equilibrio tra:

Non e’ mai una questione di quantità di ore, ma di qualità dell'approccio e di scelte intelligenti.

Il potere di una storia autentica

I film di Capra avevano successo NON perché raccontavano storie di eroi perfetti, ma perché raccontavano storie di persone comuni che facevano cose straordinarie.

Questa autenticità veniva dalla sua esperienza personale.

Come dice lui stesso: "Non puoi fingere la verità."

Il vero successo è nel viaggio, non nella destinazione.

Quando finalmente Capra raggiunse la fama e la fortuna che aveva tanto desiderato, si rese conto che non era questo a renderlo felice.

La vera felicità, realizzò, era sempre stata nel viaggio stesso. 

Nel processo creativo. Nelle sfide superate. Nei legami costruiti lungo la strada.

Lo ammette lui stesso con una dose di amara ironia:

"Ebbene io ce l'avevo fatta, ero riuscito a sfuggire alla povertà. Eppure adesso ero pronto a restituire tutto per essere di nuovo libero."

E riflettendo sui suoi genitori, aggiunge con una nota di autocritica:

Avevano lavorato come buoi e lottato come tigri per vestire e nutrire i loro figli. E li avevano nutriti. E vestiti. E uno di loro aveva fatto il regista. Ed era diventato famoso. E poi era andato in pensione. E ora si lamentava perché nessuno aveva più bisogno di lui…"

Nessuno sa davvero quello che sta facendo. 

Sai qual è stata la rivelazione più sorprendente del libro?

Che persino a Hollywood, nessuno aveva davvero le idee chiare. 

Tutti quanti, stavano improvvisando. Ogni. Singolo. Giorno.

Dietro le quinte dei grandi successi c'erano persone che, proprio come te e me, si svegliavano la mattina con un mix di determinazione e terrore.

Quindi in un certo senso, il successo non è questione di sapere tutto, ma di avere il coraggio di andare avanti anche quando non hai tutte le risposte.

Perché dovresti leggerlo?

Ecco qui i miei tre motivi, semplici:

  1. Ti insegna a rialzarti (E credimi, ne avrai bisogno). Zero teoria, solo esperienza diretta di come si superano i fallimenti. 
  2. È un libro onesto. Mentre altre bio mostrano solo i trionfi, qui vedi le paure, i dubbi, gli errori. La realtà nuda e cruda.
  3. Va oltre la storia personale. Non è solo il racconto di un regista qualunque , è la storia di come un outsider ha cambiato la cultura di un intero paese.

Un'ultima cosa

Sai qual è la vera lezione di questa storia?

Che non conta da dove parti. Conta dove vuoi arrivare. E soprattutto, quanto sei disposto a lottare per arrivarci.

Quindi la domanda che ti lascio è semplice: che storia stai raccontando tu?

PS: Ti sei perso il report di aprile sulla biologia del bene e del male?

Lo trovi qui.

A presto!