La cosa piu bella della vita è che oggi, qui nell'Occidente, qui nel nostro continente europeo, dal punto di vista materiale molti di noi hanno condizioni di vita superiori a quelle di un re del 18° secolo.
Eppure, paradossalmente, più la nostra vita è facile, più diventa difficile.
Questo perché nonostante viviamo meglio, materialmente parlando, rispetto a un re del 18° secolo, siamo più poveri spiritualmente e persino emotivamente di qualsiasi nostro antenato.
E qui ovviamente non mi riferisco a chissà quali questioni sofisticate di natura rituale-religiosa. No no no.
Mi riferisco soprattutto all'infantilismo tardivo della società in cui viviamo dove tutto, assolutamente tutto sembra essere incentrato su come renderci la vita ancora più facile, più comoda e più gratificante per i nostri sensi.
Abbiamo creato un mondo dove nulla, assolutamente nulla, deve disturbare la nostra pigrizia, la nostra passività e la nostra indolenza.
Un mondo “politicamente corretto” pieno di cuscini emotivi e distrazioni digitali.
Un mondo dove cerchiamo costantemente modi per evitare qualsiasi sforzo o disagio, come se il disagio stesso fosse una malattia e non parte dell'esperienza umana.
Un mondo dove siamo sempre piu iper-connessi, ma paradossalmente sempre più soli.
Un mondo con un vuoto esistenziale così profondo che nessun buffet digitale di cibo, intrattenimento o like sui social media potrà mai saziare.
A volte mi chiedo, come sarebbe per una delle menti più illustre dell'antichità essere teletrasportata ai giorni nostri.
Di certo non so come questo potrebbe accadere, ma immaginiamo per un secondo che qualcuno abbia trovato un modo per far rivivere Aristotele, Platone o Socrate nei nostri giorni.
Sicuramente, a un primo sguardo, questo filosofo proverebbe un shock culturale, credendo di essere finito tra gli dei che possiedono immensi poteri tecnologici.
Poi, molto probabilmente, inizierebbe rapidamente a conoscerci.
Noi, quelli veri. Non i nostri gadget. Non i nostri social media.
Noi.
E cosa vedrebbe?
Adulti che si comportano come bambini viziati.
Quarantenni che fanno i capricci per un caffè sbagliato.
Trentenni incapaci di gestire un rifiuto o una critica.
Vedrebbe l'impotenza della nostra mente di fronte alle emozioni più basilari.
Ci guarderebbe mentre cerchiamo di controllare l'universo digitale ma non riusciamo nemmeno a controllare i nostri impulsi per cinque minuti seduti in silenzio su una sedia senza il nostro smartphone.
Penserebbe che questo NON sia possibile.
Immaginerebbe che dopo aver raggiunto alcune vette della conoscenza, siamo stati improvvisamente colpiti da un virus della stupidità emotiva, della debolezza psichica e dell'irresponsabilità comportamentale.
Vedrebbe un'umanità che è arrivata sulla luna ma ha perso la strada per tornare a se stessa.
E temo avrebbe ragione.
Ma forse, e qui sta il paradosso finale, la cosa più bella della vita è proprio la nostra capacità di rendercene conto.
Di vedere questa follia collettiva per quello che è.
Di riconoscere che stiamo scambiando l'autenticità per la comodità, la profondità per la velocità, la connessione umana per quella del nostro Wi-Fi.
E forse, qualcuno tra noi troverà la via d'uscita.
Non per tornare al passato, ma per essere finalmente presenti.
Per ritrovare quella autenticità umana che abbiamo smarrito nell'abbondanza materiale.
La domanda è —> sarai tu ?
Stammi bene!