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11 min di lettura Libri che nessuno ti consiglia

Il sacro e il profano

Non è un articolo sulla religione. È un inventario dei tuoi riti nascosti.

Illustrazione simbolica del sacro e del profano secondo Mircea Eliade.

Ogni tanto, tra un saggio di economia e uno di psicologia, mi concedo una deviazione.

Non so bene spiegarti il motivo. Forse per staccare. Forse perché sotto ogni struttura razionale che studio, prima o poi, salta fuori un mito che la tiene in piedi.

Il libro di oggi si intitola Il sacro e il profano, di Mircea Eliade, ed è finito nella mia lista dopo aver visto un'intervista di Piers Morgan e Jordan Peterson su YouTube.

Illustrazione libro il sacro e il profano di Mircea Eliade.
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Il sacro e il profano
Mircea Eliade
Come abbiamo svuotato il mondo del sacro, e cosa ci è costato.
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Eliade era uno storico delle religioni. E la tesi del libro è facile da enunciare, molto meno da digerire.

Esistono due modi di stare al mondo. Quello dell'uomo sacro e quello dell'uomo profano. Il libro spiega le differenze.

Per l'uomo sacro niente è solo quello che sembra. Una pietra non è una pietra. Un albero non è un albero. Eliade le chiama ierofanie. Detto in modo semplice, vuol dire un oggetto qualunque che a un certo punto smette di essere solo materia e diventa un punto di contatto con qualcosa che lo supera.

Per l'uomo profano, invece, una pietra è una pietra e basta. Il mondo è materia, risorse, energia da sfruttare. Punto.

Ed è qui la parte che pochi realizzano. Il cosmo completamente desacralizzato, il mondo ridotto a pura materia, è una scoperta recente nella storia umana. Per la stragrande maggioranza della storia umana nessuno ha vissuto così. Noi siamo i primi.

E per capire cosa ci siamo giocati in quel passaggio, bisogna partire dalle due cose che diamo più per scontate. Lo spazio e il tempo.

Lo spazio non è tutto uguale

Per te, uomo moderno, lo spazio è omogeneo. Neutro. Geometrico. Un metro quadro a Milano vale un metro quadro a Bangkok. Puoi sezionarlo, misurarlo, venderlo al prezzo giusto.

Per l'uomo religioso no. Lo spazio ha delle fratture. Ci sono zone che contano e zone che non contano niente.

Non ti avvicinare. Togliti i calzari, poiché il luogo in cui ti trovi è santo.

Questo si sente dire Mosè davanti al roveto ardente. Il messaggio è chiaro. Quel pezzo di terra non è come gli altri. Lì c'è un'apertura, un punto di contatto con qualcosa che sta sopra.

E attorno a quel punto fisso l'uomo religioso costruisce tutto. Il tempio, il villaggio, la casa.

Ogni cultura rivendica il proprio Centro del Mondo. E guarda caso, ognuna è convinta che sia proprio a casa sua.

Gli indù hanno il monte Meru. Gli iraniani l'Hara Berezaiti. I musulmani la Kaaba, i cristiani il Gòlgota. Gli ebrei piazzano il centro sul monte Garizim, che chiamavano anche l'Ombelico della Terra. Dio avrebbe creato il mondo partendo proprio da lì, esattamente come un embrione si sviluppa dall'ombelico.

Noti il pattern? Nessuno si è mai sentito ai margini. Tutti, ovunque, in ogni epoca, sono stati sicuri di abitare esattamente al centro di tutto.

E qui Eliade ti mette all'angolo. Anche tu, che ti dichiari ateo da tre generazioni, hai i tuoi luoghi santi. Un posto dove torni e senti qualcosa che altrove non senti.

Magari è la casa dei nonni. Magari è il bar sotto casa dove ogni mattina celebri il rituale della colazione. Magari è quell'angolo in ufficio con le poltrone sacco e la cabina insonorizzata, dove ti ritiri per tornare al tuo centro. Sacro non lo chiami più, lo chiami il safe space. Ma ti ci togli le scarpe lo stesso.

E col tempo succede la stessa cosa.

Per l'uomo religioso il tempo è circolare. Ogni festa riporta al tempo delle origini, ogni anno nuovo il mondo viene letteralmente ricreato. A Babilonia, negli ultimi giorni dell'anno, si recitava l'Enūma eliš, il poema della creazione, e due gruppi di persone mettevano in scena la lotta tra il dio Marduk e il mostro del caos. Il vecchio mondo moriva, ne nasceva uno nuovo. E l'uomo con lui, ripulito dai suoi errori.

Per l'uomo profano il tempo è una linea retta. Ha un inizio e una fine. E la fine, ti ricordo, è la morte. Nessuna rinascita, nessun reset. Solo una durata che si consuma.

Detta così, la versione moderna non sembra un grande affare.

Tu dirai, va bene, ma io questi riti mica li faccio più.

Vero? Vediamo.

Non sei laico quanto credi

Eliade sostiene che l'uomo areligioso allo stato puro è un fenomeno rarissimo. Anche nella società più desacralizzata, la maggioranza continua a comportarsi religiosamente. Solo che non lo sa.

Vediamo se ti riconosci.

Il capodanno. Countdown, botti, buoni propositi, anno nuovo vita nuova. Eliade ti direbbe che stai celebrando la versione laicizzata di un rituale di rigenerazione del tempo, antico quanto le prime civiltà mesopotamiche. Il mondo si dissolve, il mondo rinasce. Tu ci aggiungi il prosecco.

La casa nuova. Lo chiami aperitivo di inaugurazione. Nelle società arcaiche costruire una casa significava fondare un mondo, e la fondazione andava consacrata con un sacrificio. Nei Balcani ci hanno scritto sopra ballate intere, come quella del ponte di Arta, dove per far reggere il ponte ci murano dentro la moglie del capomastro.

Ponte di Arta, Grecia, teatro della celebre ballata del sacrificio
Ponte di Arta, Grecia, 1820. — Fonte

Tu ti limiti agli stuzzichini e allo spritz. Ma il rito è lo stesso, una vita nuova che comincia.

Prendi la lettura. Quando apri un romanzo, per due ore non vivi più nel tuo tempo. Vivi nel tempo della storia. Segui un'altra durata, quella dei personaggi, e la tua smette di contare.

Per l'uomo religioso succedeva lo stesso con il mito. Ascoltarlo lo tirava fuori dal tempo che consuma e finisce nella morte, e lo faceva entrare nel tempo delle origini, quello degli dèi.

Il romanzo fa lo stesso lavoro, solo senza dèi. Ecco perché diciamo ammazzare il tempo quando leggiamo. Non è un modo di dire vuoto. Stai davvero uscendo dal tuo tempo.

Oppure pensa al cinema. Prendi la trama di un film qualsiasi. Un tizio qualunque lascia la sua vita normale. Affronta un mostro, visibile o astratto. Supera prove impossibili. Salva qualcuno o qualcosa. Torna cambiato.

È lo schema del monomito, solo con gli effetti speciali. Hollywood ci ha costruito sopra un business da miliardi.

Copertina libro L'eroe dai mille volti di Joseph Campbell
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L'eroe dai mille volti
Joseph Campbell
La struttura nascosta dietro ogni mito, ogni film, ogni storia che probabilmente hai visto o letto.
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Nei riti antichi, per diventare adulto o entrare in una casta sacra, dovevi affrontare una prova. Simbolicamente morivi. E poi rinascevi trasformato, con un'identità nuova.

Eliade dice che la psicoanalisi fa lo stesso lavoro. Scendi nelle tue paure più profonde, affronti quello che ti spaventa di più di te stesso, e se il percorso funziona ne esci diverso da come sei entrato. Cambia il lettino, non la struttura.

A proposito di lettino. Qualche anno fa ero a Vienna, nello studio vero di Freud. Il lettino originale però non c'è più. Se lo ha portato a Londra quando è scappato dai nazisti. Al posto suo, oggi, c'è un buco e se vuoi vederlo per davvero, scarichi un'app di realtà aumentata (AR).

 Il lettino originale di Sigmund Freud esposto al Freud Museum di Londra
Il lettino originale di Freud, oggi al Freud Museum di Londra — Fonte

E poi c'è Marx. Il mito più travestito di tutti

Nei miti religiosi c'è spesso un personaggio che soffre per salvare tutti gli altri. Pensa al Cristo crocifisso. La sua sofferenza non è inutile, è quella che cambia il destino del mondo.

Marx fa esattamente la stessa cosa. Mette il proletariato al posto del salvatore. La classe operaia soffre, sfruttata dal capitale, e proprio quella sofferenza è ciò che deve ribaltare tutto.

Poi arriva lo scontro finale, i buoni contro i cattivi, che nel marxismo diventa la lotta di classe decisiva. E alla fine, la società senza classi, il paradiso ritrovato in terra. Lo stesso schema del Giardino dell'Eden prima del peccato, o dell'Età dell'Oro raccontata dai greci, quel tempo mitico in cui tutto era perfetto.

Eliade lo dice chiaro. È lo stesso mito giudaico-cristiano, riverniciato di rosso. Solo che al posto del Giudizio Universale mettiamo la fine della Storia.

Il quadro che emerge è questo. Abbiamo desacralizzato tutto, ma ci portiamo dietro un bagaglio magico-religioso camuffato, deformato fin quasi alla caricatura. Facciamo i gesti senza ricordare cosa significano.

Siamo eredi che hanno buttato il testamento ma continuano ad abitare la casa.

Perché la religione regge ancora

Ritratto d’epoca di Mircea Eliade, sigaro in mano, stile vintage
Ritratto di Mircea Eliade

Ora fermiamoci un secondo e facciamo i conti con la realtà.

Puoi accumulare tutta la tecnologia e la scienza che vuoi, ma l'essere umano resta un animale sociale. Programmato dall'evoluzione per appartenere a gruppi altamente cooperativi.

L'istinto primordiale di dividere il mondo in Noi contro Loro è ancora acceso nel tuo cervello. Vax contro no vax. Credente contro ateo. Interisti contro juventini. Destra contro sinistra. Cambia la casella, il meccanismo resta identico.

Dichiararsi ebreo, ortodosso, musulmano, ateo o cattolico soddisfa quel bisogno viscerale di appartenere a una coalizione di simili.

Sapolsky, ateo dichiarato, arriva a dire che partecipare a una messa la domenica può avere un effetto terapeutico superiore a una seduta di terapia cognitivo comportamentale pagata di tasca propria. E nota il dettaglio. La messa è gratis. Lo psicologo no.

Poi ci sono le reti. Le grandi reti di cooperazione umana, quelle che superano i 150 individui, non si reggono sulla conoscenza personale. Si reggono su storie condivise. E le religioni forniscono esattamente questo. Il popolo eletto, il paradiso, il karma. Storie che permettono a milioni di estranei di collaborare senza essersi mai visti in faccia.

L'unica alternativa reale a questo collante è il capitalismo. Dove giochi a tit for tat e dove l'unico strumento rimasto è il do ut des. Io do se tu dai. In questo sistema il prossimo viene cercato solo se ha qualcosa da dare o da pagare, e così collabori con uno sconosciuto finché la transazione conviene a entrambi, poi ognuno per la sua strada.

Poi c'è la geografia della fede. La fede è in gran parte una questione di dove sei nato, non di cosa hai scelto. Nasci in Italia e la corrente ti porta verso il cattolicesimo. Nasci in India, verso l'induismo. Nasci in Russia, verso l'ortodossia. Nessuno sceglie davvero. Si eredita.

E infine il motivo più scomodo di tutti. Il mondo moderno, per quanto prospero, viene percepito come fragile e incerto. La religione offre una cornice morale. Un modo per dare senso alla sofferenza e alla morte. Regole e rituali che aiutano a maneggiare l'ignoto.

Non so quanto sia chiaro a tutti, ma per una fetta enorme dell'umanità, un 60-70%, il mondo si legge ancora attraverso miti e tribù. Per quel gruppo non esiste uno strumento più evoluto di quello che l'evoluzione gli ha già consegnato.

La religione, per quella fetta di umanità, fornisce identità. Comunità. Una risposta alla paura della morte. Struttura, ordine, più supporto psicologico gratuito incluso nel pacchetto.

Non conta quanto sei intelligente tu. Non conta quanto sei ateo tu. David Foster Wallace lo diceva senza giri di parole.

Nella vita di tutti i giorni l'ateismo puro non esiste. Tutti adorano qualcosa. L'unica scelta che hai è cosa. E se scegli i soldi, il potere o il tuo corpo, quelle divinità ti mangiano vivo, perché non ne hai mai abbastanza.

Il punto è sempre lo stesso. Un altare te lo costruisci comunque. La religione organizzata almeno te lo fa condividere, gratis, con dei riti che contengono il danno. Le tue divinità private, o laiche, non sempre e non per tutti. Ti divorano da solo.

Ecco perché per miliardi di persone non esiste un'alternativa che offra lo stesso conforto allo stesso prezzo. Togli quello, e non gli resta nessun'altra corda a cui aggrapparsi.

Copertina del lbro Questa è l'acqua di Wallace
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Questa è l'acqua
David Foster Wallace
Le realtà più ovvie e importanti sono spesso quelle più difficili da vedere e di cui siamo meno consapevoli nella vita di tutti i giorni
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Dio è morto. E adesso?

Nietzsche, nella Gaia Scienza, scrive una delle pagine più fraintese della storia della filosofia.

Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso! Come potremmo sentirci a posto, noi assassini di tutti gli assassini? Nulla esisteva di più sacro e grande in tutto il mondo, ed ora è sanguinante sotto le nostre ginocchia.

Quella frase viene citata sempre a sproposito. Di solito da chi la legge come uno sfottò ai credenti, un trionfo della ragione sulla superstizione. Dio è morto, finalmente liberi.

Nietzsche non la scriveva come una vittoria. La scriveva come un avvertimento. Solo una minoranza avrebbe retto quel vuoto. Il resto sarebbe caduto nel nichilismo.

Chi ha portato avanti l'illuminismo non ha costruito strumenti di gestione accessibili a tutti. Due o tre intellettuali hanno capito due o tre cose e le hanno usate come meccanismi di coping personale. Le masse non hanno mai ricevuto uno strumento condiviso equivalente o superiore alla religione.

Abbiamo smontato la cattedrale e al suo posto abbiamo messo un centro commerciale. Ma quello ha creato un vuoto nell'homo consumens grande quanto il cratere del Vesuvio.

Ed è esattamente quel vuoto il punto di arrivo di Eliade. Chiude il libro con un'immagine che vale il prezzo del biglietto. L'uomo moderno, dice, si considera il solo soggetto e operatore della Storia. Il sacro è l'ultimo ostacolo alla sua libertà.

La sua libertà sarà completa nel momento stesso in cui sarà riuscito a uccidere l'ultimo dio.

Eliade riconosce che questa scelta esistenziale non è priva di grandezza, ma la chiama per quello che è. Un'esistenza tragica.

Perché l'uomo profano discende dall'homo religiosus. Ne è il frutto. Si è formato negandolo, rifiutandolo, svuotandosi di ogni significato che lo supera.

Ma non puoi annullare il passato di cui sei il prodotto. Puoi solo rimuoverlo. E ciò che rimuovi, come insegna il buon vecchio Jung, prima o poi torna a bussare. Di solito nel modo peggiore.

Ecco perché la desacralizzazione accelerata non mi convince come progresso.

Non è che diventiamo più razionali. Diventiamo solo più poveri di strumenti, mentre i bisogni restano identici. Il bisogno di appartenere, di dare senso alla sofferenza, di non guardare la morte a mani vuote.

Quei bisogni non spariscono togliendo la religione. Trovano solo sbocchi peggiori. Ideologie politiche vissute come fedi. Sette del benessere. Fandom tossici. Il tifo calcistico elevato a guerra santa. Tutta religiosità degradata, direbbe Eliade. Il rito senza il significato, il fanatismo senza la trascendenza.

Conclusione

Non aspettarti consigli sulla messa da uno che non ci va. Sarebbe come farsi consigliare il matrimonio da uno scapolo.

Quello che posso dirti è un'altra cosa. Prima di demolire una struttura vecchia di migliaia di anni, conviene almeno capire cosa reggeva.

Chesterton la chiamava la regola del recinto. Se trovi un recinto in mezzo a un campo e non capisci a cosa serve, non abbatterlo. Vai prima a scoprire perché qualcuno l'ha costruito.

Noi il recinto lo stiamo abbattendo a mazzate, convinti che fosse solo superstizione.

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Eliade suggerisce che quel recinto era anche un'infrastruttura psicologica. Orientamento nello spazio, rigenerazione del tempo, senso della morte. Roba che nessuna app ti fornisce in abbonamento, per ora.

E allora la domanda che ti lascio è questa 👇

Quali sono i tuoi luoghi sacri, i tuoi riti, i tuoi miti camuffati? E cosa reggono in piedi senza che tu te ne sia mai accorto?

Stammi bene.