Oggi ti voglio raccontare una storia che ho trovato il mese scorso in un libro di Thomas Sowell.
L'ho tradotta per condividerla con te, perché la trovo illuminante. La sua ironia pungente sul rapporto tra società produttiva e assistenzialismo ti farà prima sorridere, e poi eventualmente riflettere per giorni.
Attraverso la metafora delle formiche laboriose e delle cavallette opportuniste, emerge la complessa dinamica tra chi produce e chi consuma risorse pubbliche, sollevando interrogativi sul delicato equilibrio del sistema di welfare moderno.
Per chi fosse interessato, ho inserito qui il link al libro originale che raccoglie anche una serie di altri saggi sull'economia moderna.
Buona lettura!
C'era una volta una cavalletta e una formica che vivevano in un campo. Per tutta l'estate, la cavalletta saltellava e giocava, mentre la formica lavorava duramente sotto il sole cocente per immagazzinare cibo per l'inverno.
Quando arrivò l'inverno, la cavalletta era affamata. Un giorno freddo e piovoso, andò a chiedere del cibo alla formica.
"Ma stai scherzando?" disse la formica. "Ho lavorato sodo tutta l'estate mentre tu saltellavi in giro ridendo di me perché mi perdevo tutto il divertimento della vita."
"L'ho fatto davvero?" chiese timidamente la cavalletta.
"Sì! Hai detto che ero una di quelle vecchie zoticone che non avevano capito il punto della moderna filosofia della realizzazione personale."
"Cavolo, mi dispiace," disse la cavalletta. "Non sapevo fossi così sensibile. Ma sicuramente non me lo rinfaccerai in un momento come questo."
"Beh, non porto rancore, ma me lo ricordo bene."
Proprio in quel momento arrivò un'altra formica.
"Ciao, Mancino," disse la prima formica.
"Ciao, Giorgio."
"Mancino, sai cosa vuole questa cavalletta che io faccia? Vuole che le dia un po' del cibo per cui ho lavorato tutta l'estate, sotto il sole cocente."
"Avrei pensato che l'avresti fatto di tua iniziativa," disse Mancino.
"Come, scusa?!" disse Giorgio.
"Quando ci sono disparità nella distribuzione delle risorse naturali, il minimo che possiamo fare è cercare di riequilibrare le cose," disse Mancino con tono professorale.
"Ma quali risorse naturali!" sbottò Giorgio.
"Ho faticato come un mulo per portare tutto questo cibo, arrampicandomi su per la collina, attraversando ruscelli in equilibrio sui tronchi, sempre col terrore di finire nel becco di qualche uccello. E questo fannullone non poteva darsi da fare come tutti gli altri?"
"Su, su, Giorgio," lo interruppe Mancino con aria di superiorità. Nessuno usa più la parola 'fannullone'.
Oggi parliamo di 'persone temporaneamente prive di risorse'. E poi, come puoi essere così semplicistico? Il futuro non te lo puoi creare da solo - ci vogliono le condizioni favorevoli, il contesto sociale adeguato, le opportunità strutturali..."
"Io dico 'fannullone'. Chiunque sia troppo pigro per mettere un tetto sopra la propria testa, che preferisce stare fuori sotto questa pioggia fredda piuttosto che fare un po' di lavoro."
La cavalletta interruppe: "Non sapevo che avrebbe piovuto così. Le previsioni del tempo dicevano 'bello e più caldo'."
"Bello e più caldo?" sbuffò Giorgio. "È quello che i meteorologi hanno detto a Noè!"
Mancino sembrò addolorato. "Sono sorpreso dalla tua insensibilità, Giorgio - dal tuo egoismo, dalla tua avidità."
"Sei impazzito, Mancino?"
No. Al contrario, mi sono istruito."
"L'estate scorsa, seguendo delle briciole di biscotti lasciate da alcuni studenti, mi sono ritrovato in un'aula universitaria."
"Ah, ecco perché torni con tutte queste paroloni e idee stupide! Si vede proprio che sei stato all'università!"
"Non mi abbasso a rispondere a queste provocazioni," disse Mancino con aria di superiorità. "Ad ogni modo, ho seguito il corso di Giustizia Sociale del Professor Foschi. È lui che ci ha spiegato come 'le risorse del mondo siano distribuite in modo ingiusto e diseguale'."
"Le risorse del mondo?" ripeté Giorgio. "Il mondo non ha trasportato questo cibo in salita. Il mondo non ha attraversato l'acqua su un tronco. Il mondo non sta per finire nel becco di qualche uccello"
Ah Giorgio, Giorgio," sospirò Mancino scuotendo la testa. "Il tuo è proprio un modo primitivo di vedere le cose. Non riesci a guardare oltre il tuo piccolo formicaio.
"Se sei così generoso, perché non le dai tu da mangiare alla cavalletta?"
"Lo farò eccome," rispose Mancino con un sorrisetto. "Vieni con me," disse rivolto alla cavalletta. "Ti porto al centro di accoglienza statale. Lì avrai cibo e un letto al caldo."
Giorgio spalancò gli occhi. "Aspetta un attimo... ma quindi lavori per lo Stato ora?"
"Sono un funzionario pubblico," precisò Mancino, raddrizzando le antenne con aria di importanza. "Voglio fare la differenza in questa società."
"Si vede lontano un miglio che hai frequentato l'università," sbottò Giorgio. "Senti un po', se ci tieni tanto alla cavalletta, perché invece non le insegni a darsi da fare d'estate e a mettere qualcosa da parte per l'inverno?"
"Ma per carità!" esclamò Mancino scandalizzato. "Non possiamo mica imporle il nostro modo di vivere. Sarebbe puro imperialismo culturale."
Giorgio era troppo scioccato per rispondere.
Non solo Mancino vinse quella discussione, ma nei mesi successivi espanse il suo programma di rifugi per cavallette.
La voce si sparse velocemente e le cavallette cominciarono ad arrivare da ogni dove. Col tempo, anche le formiche più giovani, attratte da quello stile di vita apparentemente più facile, iniziarono ad emulare le cavallette.
Man mano che la vecchia generazione di formiche laboriose scompariva, sempre più formiche abbandonavano il lavoro per unirsi alle cavallette nei campi.
Alla fine, l'intera colonia passava le giornate a saltellare spensierata sotto il sole.
Vissero tutti felici e contenti... per tutta l'estate.
Poi arrivò l'inverno ❄!